dal volume IMMAGINI DI VITA | | Ugo Zatterin, giornalista – Direttore Responsabile de “Il Centro” , Pescara, 1989 | “cos’altro offre questo libro fotografico se non una “invenzione” artistica e quindi poetica e vitale, che raccoglie “infinite cose”, in un affresco raggiante della realtà, con tutti i suoi aliti, le sue forze, le sue energie, preciso contraltare della morte…la magìa della vita, nei suoi “campi” lunghi e nei suoi “primi piani”, nella luce, nelle ombre, in un cielo, in un volto, in una foglia ….; queste sono fotografie scattate da chi si sforza di leggere il mondo usando l’obiettivo “.
| dal volume MEDICI FOTOGRAFI | | Giorgio Tani, Presidente Nazionale FIAF, Firenze, 1994 | | “in ottobre è nata l’AMFI e Danilo Susi, medico e fotoamatore sensibile ai valori umani, ha realizzato un sogno non tanto piccolo. Nella FIAF il bello non lo si ricerca solo nella composizione formale, ma anche e soprattutto negli ideali…così i fotografi non possono che essere vicino ai medici proprio per amore per la vita”. | dal volume SUPERFICI | | Giorgio Giovanetti, giornalista-amministratore delegato Casa Editrice Le Monnier, Firenze,1997 | | “gli autori sono uniti dal medesimo spirito sia nella professione che nel tentativo di trovare, l’uno nella fotografia e l’atro nella poesia, uno sfogo alle tensioni ed un modo per dialogare con gli altri; rappresentano l’ennesimo tentativo delle grandi potenzialità della provincia italiana…capaci di creare e di sognare con forza, spessore, determinazione…trovando in se stessi la forza e l’entusiasmo che vanno oltre gli angusti limiti imposti dalla realtà “. | dal volume TERMOLI racconto fotografico | | Achille Pace, pittore-critico d’arte, Roma, 2001 | | “Danilo Susi è animato da una passione irrefrenabile: esprimersi attraverso l’obiettivo fotografico; è una passione che mira a fissare una immagine che esprima il senso del “tempo della memoria”; per essere pregnante l’immagine fotografica deve contenere quella sottile ed intensa emozione poetica tale da farla divenire nella nostra memoria come “presente”: una magia che Susi possiede ed esprime. Nelle sue foto si nota la sua ansia creativa: partendo dalla natura approda alle idee….l’artista opera con grande semplicità, da maestro, non deforma le cose, le rappresenta come se fossero naturali, così sembra che la natura si pieghi e si modelli secondo il suo inconscio: una vera terapia dell’intelligenza, in quanto non c’è vera intelligenza senza vera immaginazione”. | | | | | Monica Fagnano, giornalista “D’Abruzzo” -ed. Menabò- n.58, anno 2002 | | “……..Susi ci ha messo qualcosa di più: il senso di appartenenza che si trasforma in immagine; la suggestione dei colori che diventa suggestione dell’anima, e la città è sentita come espressione di colori e di riflessi che si susseguono nell’arco della giornata….”. | | | | | Giusi Parisi, giornalista “Sicilia Tempo” n. 431, anno 2006 | | “……l’autore, un medico ma soprattutto una persona estroversa, ha espresso tutto il suo senso di appartenenza alla sua città….facendone un ritratto inedito e rivisitandone ciascun angolo con occhi pieni di sentimento e di emozione”. | dal catalogo “Problematica delle immagini “ | | Carlo Fabrizio Carli, critico d’arte, Roma, 2006 | | “…Danilo Susi si esprime, infine, mediante il linguaggio fotografico, che impiega con molta abilità, fissando in frammenti di illusionistico effetto vibrazioni, trasparenze, diffrazioni acquoree e specificatamente marine. Non di rado, tali effetti sembrano mimare singolarmente gli esiti di una pittura astratta di matrice gestaltica. Oppure può accadere che una inquadratura di argilla disseccata mimi un cretto di Burri”. | dalla presentazione alla stampa della mostra personale “I colori dell’acqua” | | Antonio Smargiassi, dirigente scolastico-articolista,Termoli,2006 | | “L’arte fotografica di Danilo Susi matura col tempo il convincimento che l’emozione estetica può essere data dal colore e dalle tonalità anche nella rappresentazione di una parte del tutto….non il mare o il fiume, dunque, ma una loro circoscritta parte colta attraverso i colori : sono il blu nelle sue tonalità, l’oro nelle sue sfumature, il nero che si stempera nel grigio a dare la sensazione del movimento e “a fare la fotografia”. |
dal volume ACQUASTRATTA Eva Clausen, direttore Galleria LUXARDO, Roma La fotografia – negli scatti dell’artista sensibile al fenomeno dirompente dell’acqua come Danilo Susi - ci restituisce la materia trasfigurata, liberata. Nelle immagini tutto riverbera e sprigiona vitalità .L’acqua in natura non la si può fermare, l’acqua fluttua e fugge, si innalza e precipita, ma la fotografia quando è “fare anima” riesce a fermare l’acqua come per incanto, i flutti restano sospesi, le onde immobili. L’immagine, lo scatto rende eterno l’attimo fuggente. Fa vedere passato, presente e futuro, la sua profondità e il suo divenire. L’acqua nelle fotografie di Danilo Susi è un ‘acqua – anima che splende come una lama. E’ un’arma che va a fondo. Squarta l’abisso ed esplode in mille bagliori.. Un mare in fiamme a cui fa da controaltare la calma gelida di una superficie, è come un quadro di Fontana con un taglio, netto, incisivo, inevitabile, ma la ferita non c’è, è solo proiettata. Carla Tommasina, psicanalista, Milano …. le immagini che Susi propone sono quelle di un’acqua che trasforma l’oggetto ma che insieme è trasformata da esso. E’ l’acqua stessa che, proprio come una madre ideale, assume connotati e identità diversi a seconda dell’oggetto che riflette. Essere madre è questo: contatto profondo che implica una reciprocità di scambio quasi alchimico. E’ chiaro, tuttavia, che parliamo di una madre ideale, chè, se non fosse così, non avremmo bisogno dei poeti a ricordarcelo! La realtà infatti è che questa permeabilità vibrante è rara a realizzarsi, come ben sa Narciso e come il suo mito ci narra dai tempi della più remota classicità. Essere “vibrazione che accoglie e risuona” è impresa ardua e a me pare che Susi stesso venga a ricordarcelo con la serie che Egli intitola "Oil". Albano Paolinelli, artista, Pescara Nell’opera di Danilo Susi, l’acqua diventa una nave per trasportare pensieri, idee e ricordi. Vengono subito alla mente quadri e sculture dell’ arte astratta, ma in realtà non sono altro che ritagli del vero: il reale visto in un altro modo e i particolari diventano a volte più significativi di una immagine descrittiva, completa. Susi veicola la luce e intuisce all’istante il coincidere dell’ideazione e l’azione. Il confine tra astratto e reale alla fine scompare, si impone decisamente solo la qualità delle cose proposte con una tecnica impeccabile, l’artista non si limita a risolvere la propria provocazione nella semplice evidenza iconografica, ma elabora un sistema espressivo complesso e articolato nei suoi equilibri segnici e cromatici. Susi difatti opera in una maniera che predilige la cancellazione del superfluo, operazione difficilissima e che forse è il risultato e l’obiettivo dell’artista, lo sguardo, quindi, non è documentativo, ma contemplativo, in linea con una poetica zen e minimal dell’astrazione e della trasfigurazione fotografica. Carlo Gallerati, artista-fotografo, Roma Quello che fa l’artista, con la fotografia o con qualsiasi altro mezzo, è parlare delle stesse cose che si leggono sui giornali e sui libri, che si vedono in televisione, per la strada, a casa nostra. L’artista parla di noi. Solo, lo fa prestando un’attenzione non comune per l’involucro, la confezione, l’aspetto esteriore: ci esagera la realtà, ce la rimanda addosso gonfiata, camuffata, e al tempo stesso ce la rivela in alcuni punti che ci apparivano oscuri. Nella volontà e nell’abilità dell’autore di fare una cosa del genere sta tutta la differenza tra una fotografia che è arte e una che non lo è (le opere che Danilo Susi ci propone con il titolo Acquastratta – sia qui detto pur solo per inciso – costituiscono un esempio più che valido di questa volontà e di questa abilità), e naturalmente a cambiare, di conseguenza, sono non soltanto i modi e i luoghi della presentazione ma anche e soprattutto il pubblico. Altre recensioni sul volume ACQUASTRATTA Giovanni Federico, pittore, Roma: "La creatività che esprime Danilo Susi ci pone di fronte a un artista alla continua ricerca col risultato di vivere mille sensazioni perchè tali sono i soggetti, i colori, le forme. Assistiamo a un percorso di arte contemporanea completo in tutte le sue sfaccettature".
Luciana Vasile, architetto e scrittrice, Roma Sembra scavare l'abisso, ma un abisso interiore che si identifica con la profondità dell'acqua in tutti i suoi aspetti, dall'oceano alla goccia. Che dell'oceano non è che la parte del tutto e viceversa. La serie per me più bella ed emozionante è "I colori dell'acqua", soprattutto quelle in bianco e nero che sono le più... colorate. Il colore dell'immaginazione e della fantasia. La schiuma affascinante e inquietante con la sua propellente energia mi fatto riemergere le sensazioni che ho provato facendo torrentismo.
Leo Strozzieri, critico d’arte, Pescara … Sembra che Susi abbia compreso appieno la tesi che in natura sono disseminati in nuce semi di magia o meglio scintille di lirismo che il vero artista riesce a percepire e riproporre nelle proprie opere, usando le tecniche più disparate a sua disposizione. L’autore riesce con il mezzo fotografico a condurre il fruitore in un perimetro "altro", quello della vera poesia dove i colori sono altrettante carezze e sospiri d'amore simili a quelli emessi da giovani innamorati.
Fausto Raschiatore, critico fotografico, da “Gente di Fotografia“, anno XV, n47, primavera 2009 “Acquastratta” è uno studio iconografico sulla forma, il segno, i cromatismi e sulle loro dinamiche descrittivo-concettuali. Di stimolante respiro culturale evidenzia una connotazione pittorica, collocabile nel segmento astratto-informale della ricerca fotografica. Fotografare l’acqua in un progetto studio, tra riflesssi e riflessioni, per Danilo Susi non significa solo tessere un tracciato iconico in cui si intersecano segni, colori e forme…significa anche indagare la natura , osservarla ed esplorarla nell’intimo, capirne le esigenze, studiarne le peculiarità… dal volume QUANDO LA MIA VITA CAMBIERA' Francesco Marinozzi, mass-mediologo, Termoli … l’opera fotografica dei due medici termolesi, Danilo Susi e Renato Corradi, può rappresentare un tentativo di immersione nella realtà effettivamente vissuta, di immedesimazione con chi ha sperimentato l’impatto e le conseguenze del sisma, di visione estatica del luogo colpito. Tale finalità empatica è realizzata attraverso espedienti, tesi a far emergere la poetica del luogo, la poetica dei personaggi e delle loro vite. In sostanza, anche in questo caso – ma, del resto, il contrario è inevitabile – il reale viene rimesso in scena. Esso però non è virtualizzato, non è artificialmente narrativizzato, non diventa iperreale, ma viene invece ricostruito nella sua complessità, nella sua quotidianità, in breve viene arricchito di tutti i particolari di cui è fatto. Nell’epoca dei simulacri, nell’epoca in cui il segno visivo rimpiazza il suo referente semantico, diventa sempre più difficile compiere queste operazioni, ovvero restituire l’evento al vissuto Giovannangelo Oriani ,Preside della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi del Molise La eloquenza e il valore documentale delle immagini, con tutto il carico di sofferenza che le caratterizza, sembrano apparire evidenti a qualunque sguardo ed assumono la stessa autorevolezza ed affidabilità che il paziente attribuisce alla diagnosi di un medico nel quale ha riposto la propria fiducia ed al quale riconosce obiettiva capacità di rappresentare la propria sofferenza. La fotografia contribuisce anche ad annullare la nostra distanza dall'esperienza concreta che gli autori hanno vissuto personalmente ed ogni immagine alimenta la nostra memoria, contrastando la dissoluzione di quelle dolorose dimensioni rese altrimenti impercettibili dalla ricorrente esclusione del ricordo caratteristica del moderno mondo mediatico. Le fotografie, subito o nel tempo, diventano vere e proprie "testimonianze"; anche in questo caso, di fronte alla complessità e al valore di quello che Proust chiama “l’edificio immenso della memoria”, un documento come quello lasciato dagli Autori, diviene, rispetto al semplice ricordare, un punto di riferimento tangibile per la tutela e la salvaguardia di un tratto di storia. Storia anche di medici e del loro amore per la gente e per la propria terra. dal volume Astrattismi Paralleli Loris Schermi,critico d’arte e curatore, Roma Danilo Susi sceglie la superficie riflettente dell’acqua, elemento primordiale tutt’uno col sacro femminino generatore di vita e allo stesso tempo fluido letale - annegare detiene il primato mortale per la sua derivazione etimologica: ad necare = uccidere. L’acqua si connota di valenza ultraterrena è l’elemento alchemico dinamico che scorre e può generare trasformazioni. Attraverso essa si giunge alla condizione astratta dove le certezze perdono di senso. Essa si carica dell’energia dell’ambiente circostante dal quale assorbe i colori che si liberano dalla costrizione delle geometrie chiuse dello spazio per espandersi vibranti. Il viaggio all’interno dello specchio di Susi è emozionale, boccioniano. L’acqua come l’aria è informe, ma al contrario, ha un peso che la spinge verso il basso, nel luogo dell’umano e dei sentimenti. Susi preleva porzioni di spazio materiale estrapolandole dal loro contesto. La perdita di punti di riferimento riconoscibili provoca spaesamento e determina il passaggio ad una condizione eterea. Il suo intervento è discreto, non necessita di altro. Se la mancanza della visione totale impedisce la comprensione profonda della relatività allora è probabile che in questo processo parallelo che lega profondamente Carlo D’Orta e Danilo Susi si ricerchi il senso stesso dell’esistenza, la misteriosa connessione della condizione umana al disegno universale.
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